Una comicità diversa, probabilmente unica, è quella di Achille Campanile, uno dei più raffinati ed originali umoristi del Novecento.
Dimentichiamo il teatro comico “classico” e quello dialettale, Campanile è un’altra cosa, ha moduli espressivi differenti da quelli degli altri autori del suo tempo, proprio per la particolarità e genialità delle sue trovate umoristiche, che appaiono non a caso un po’ “astratte” o addirittura surreali, capaci quindi di stuzzicare il nostro lato razionale piuttosto che la nostra “pancia”. La risata che esse generano non è perciò una risata grassa, ma piuttosto un godimento della mente, un divertimento leggero e a volte impalpabile, fatto talora di sottili sfumature.
Nei suoi romanzi e nel suo teatro Campanile ha sempre cercato di evidenziare la paradossalità del senso comune, il carattere involontariamente comico di molte delle espressioni della vita dell’uomo.
Campanile ridicolizza pertanto ipocrisie e convenzioni della medio-alta borghesia del Novecento e lo fa utilizzando in particolare la più comune delle convenzioni sociali, ossia il linguaggio, la parola, di cui fa un uso spregiudicato, mescolandone i doppi e tripli significati e facendo assurdamente dipendere dall’equivocità della parola le vicende della vita umana. I personaggi delle sue opere sono perciò prevalentemente dei “tipi”, da lui manovrati quasi come marionette per ironizzare garbatamente sui tic e sui formalismi di una classe sociale. Quindi anche la morte del povero Piero, per come vissuta dagli altri e narrata in palcoscenico, appare paradossale – come insensate sono le frasi di circostanza che parenti e amici pronunciano in tale circostanza – e risulta comunque collocata in un contesto di equivoci e capovolgimenti di campo che in modo elegante coinvolgono lo spettatore in un meccanismo che resta intrigante e non privo di colpi di scena decisamente comici.
Buon divertimento!
Compila il modulo online per prenotare un posto!
