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Opera giovanile di Eduardo, “Uomo e galantuomo” fu scritta nel 1922 per la compagnia del “Teatro umoristico” dei De Filippo, che vedeva allora recitare assieme Eduardo, Peppino e Titina. Il testo fu concepito perciò per arricchire il repertorio della compagnia, che stava accumulando successi su successi presso un pubblico veramente entusiasta dell’eccezionale affiatamento ar­tistico dei tre fratelli.
Costruita come una classica commedia degli equivoci, in alcuni aspetti forse anche un po’ ingenua, l’opera mostra, cionondimeno, accanto ad una grande padronanza dei meccanismi del palcoscenico e della risata, una non trascurabile attenzione per i risvolti sociali della vicenda narrata: anticipando, in parte, alcune delle tematiche delle commedie della sua artistica, De Filippo colloca l’intrigo all’interno della sua personale visione del perbenismo borghese dell’epoca, che induceva le famiglie benestanti e socialmente più in vista ad accettare qualsiasi compromesso o mettere in atto forme più o meno velate di sopruso pur di tenere nascosto lo scandalo del tradimento (e solo, si badi bene, di quello della donna), per cui l’espediente della finta pazzia finisce per essere l’elemento risolutivo, capace di salvare l’onore del Con­te Tolentano e della sua famiglia.
Alla vicenda principale fanno da contrappunto le peripezie della scalcagnata “compagnia teatrale” di Gennaro De Sia, che tira a campare esibendosi in modestissime rappresentazioni artistiche presso località balneari e di provincia: una compagnia di poveri guitti che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, situazione, quest’ultima, non infrequente presso i teatranti dell’epoca e di cui Eduardo aveva avuto quanto meno indiretta conoscenza attraverso i compagni di lavoro dei primi anni.
Personaggi molto “veri”, quindi, quelli descritti nella commedia, sia per quanto riguarda la componente borghese (il Conte, la moglie, la suocera), con tutte le loro miserie morali ed un pesante velo di ipocrisia a copertura delle loro “scappatelle”, sia per quanto concerne la componente “popolare”, animata da persone che subiscono miserie più concrete e materiali e che, per molti versi, si rivelano tra loro solidali più per necessità che per virtù.
Il giovane Eduardo, districandosi agevolmente e con cognizione di causa nella narrazione di una pièce marcatamente comica, comincia così a “mettere il naso” nei difetti umani, nelle grandi e piccole ipocrisie della vita, nelle pieghe del confronto fra classi sociali, in cui è fin troppo facile immaginai·e chi prenderà il sopravvento, in un gioco complesso di astuzie e finzioni.
Concepita per il pubblico di quasi un secolo fa, Uomo e galantuomo conserva ancor oggi una freschezza ed una vivacità alquanto rare nelle drammaturgia contemporanea.