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Tra le più famose e rappresentate commedie di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello è il primo testo teatrale in cui l’autore affronta la tematica della solitudine, del desiderio del bene e dell’impotenza dell’uomo buono ma sprovveduto dinanzi al male: Luca Cupiello, nell’infinita purezza della sua innocenza, costruisce il Presepe, convinto che la benevolenza del Cristo nascente induca gli uomini a provare lo stesso suo sentimento di amore e di bontà per la propria famiglia e per gli altri. Ma è destinato a non veder corrisposto questo suo sentimento. L’indifferenza di tutti, congiunti compresi, di fronte al mistero dell’amore e l’imporsi del male e delle contraddizioni nella vita degli esseri umani lo condannano all’isolamento, cui cerca disperatamente di resistere, per non arrendersi all’evidenza. Solo tardivamente i membri della famiglia si vedono costretti a mostrargli affetto e solidarietà, quando ormai il suo destino è segnato, perché “la realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico dell’uomo che per anni aveva vissuto nell’ingenuo candore della sua ignoranza”. Ora che il mondo gli si rivela per quello che è e non per come lo aveva immaginato, può solo cercare – continuando testardamente a vedere il mondo attraverso gli occhi della sua innocenza – di riparare la rottura che si è prodotta nella sua famiglia e, per un’ironia della sorte, inconsapevolmente lo fa nel peggiore dei modi, con un involontario e terribile scambio di persona. Ma, proprio per questa sua inconsapevolezza, lui è finalmente felice, convinto che il male non abbia trionfato e può così concludere soddisfatto la sua vicenda terrena. Giocata tra il dramma, l’ironia, la comicità, Natale in casa Cupiello conserva ancora oggi una valenza drammaturgica di altissimo profilo e questo ne fa un testo di straordinaria vitalità.