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Scritta ed ambientata negli anni della “guerra fredda”, quando effettivamente radio e giornali davano ogni giorno notizie sulla possibilità di un imminente nuovo conflitto mondiale, La paura numero uno è la paura della guerra, l’inquietudine per la precarietà del vivere, il terrore della fame e dei bombardamenti, la ripresa di un perpetuo allarme per la morte in agguato, tutti elementi che diventano una vera ossessione per il protagonista, Matteo Generoso. La commedia tuttavia non traccia soltanto la vicenda di un temuto evento bellico a pochi anni dalla fine del disastroso secondo conflitto mondiale: essa infatti non si limita a descrivere l’angoscia per il possibile strazio del corpo, ma delinea anche (e in maniera prevalente) lo strazio dell’anima che una guerra può portare con sé: vittima della guerra, per l’autore, non è solo l’umanità che subisce le bombe o il soldato che rischia la vita in trincea, ma è soprattutto la madre, il padre o la sorella del soldato mutilato, disperso, ucciso. Ecco perché, in fondo, in questa commedia un po’ surreale della psicosi della guerra, Eduardo ha voluto rappresentare, sia pure in chiave talora amena, talora vicina al grottesco ed infine sentimentale, la tragedia dello spavento materno, del disorientamento addirittura folle di una madre che perde i suoi cari sui campi di battaglia ed è questo, in conclusione, il punto centrale della narrazione. Nella rappresentazione di un presunto conflitto in tempo di pace si ritrova poi anche un’ulteriore accezione della guerra, certamente più figurato, ma non per questo meno reale: quella della guerra come fatica di vivere quotidiana, battaglia di tutti i giorni del venditore contro il consumatore, del condòmino contro gli altri condòmini, del Fisco contro il contribuente, della burocrazia contro il cittadino, di chi ha un’opinione contro chi ne ha un’altra. Ideale prosecuzione di Napoli milionaria! e non priva di richiami ad altre opere di Eduardo, La paura numero uno sembra poi avere, nei vari suoi aspetti, tratti di rilevante attualità, in tempi, come i nostri, in cui si riaprono, a livello internazionale, confronti che quasi ripropongono il clima della guerra fredda ed in cui si riaffacciano minacciosamente i timori di un conflitto globale, sia pure di altro tipo. La coincidenza, poi, di questa rappresentazione con l’Anno Santo, pure protagonista della vicenda narrata, conferisce all’opera un’ulteriore, ancorché casuale, elemento di attualità.